Ruderi post-industriali, cisterne e strutture fatiscenti: sono i residui di un passato industriale non troppo lontano. Svettano imperanti nelle periferie italiane, simbolo di degrado e di incuria. Luoghi privilegiati per lo spaccio e il vandalismo, sono malvisti dagli italiani ed aumentano il malcontento per le istituzioni, incapaci di attribuire a questi edifici una nuova funzione.


Architettura industriale
Con l’avvento della Seconda rivoluzione industriale a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento la periferia italiana si popola di industrie dal tipico assetto funzionalista: nessun orpello estetico, tutto è efficiente e fine alla produzione. Tra i materiali impiegati: la ghisa, il ferro, l’acciaio, il cemento armato, facili da reperire e a basso costo. Ampi capannoni industriali vengono costruiti per ospitare gli ingombranti macchinari. L’approccio è brutalista, con forme massicce e cemento a vista. Quest’ultimo è indiscutibilmente il protagonista: il suolo ne è ricoperto.

Ex miniera di antimonio, Toscana

La progressiva deindustrializzazione avviata negli anni ’60, ed avente un picco negli anni ’90, si lascia alle spalle questi giganti di cemento inutilizzati. Parzialmente smantellati, vandalizzati e immersi negli inquinanti da essi stessi rilasciati, la soluzione più intuitiva sembrerebbe essere una tabula rasa seguita da approfondite bonifiche del territorio. Ma non necessariamente questa opzione è la migliore a nostra disposizione.
Cambiare punto di vista
C’è un desiderio di cancellazione del passato industriale, si spera che con esso possa essere cancellato l’inquinamento di cui ci siamo resi responsabili, ed annullato il degrado dei luoghi che ospitano queste strutture. Questi colossi di cemento sono considerati colpevoli della marginalità del territorio.
Ma davvero questi luoghi sono da radere al suolo e dimenticare?
L’archeologia industriale ci fornisce una prospettiva differente: come testimonianza del nostro passato, queste aree vanno recuperate e valorizzate. Una eventualità ben più concreta di un intervento di smantellamento, che nel caso delle strutture più estese richiederebbe costi ingenti. Anche la bonifica è una questione da trattare con realismo: le bonifiche hanno tempi lunghi e variabili e sono molto costose, soprattutto se è prevista la rimozione e lo smaltimento del terreno contaminato.
Con una analisi sito-specifica si può valutare se gli inquinanti presenti rappresentino effettivamente un pericolo per l’uso previsto. Se la contaminazione è confinata, esistono interventi che consentono di applicare barriere fisiche come geotessuti, teli impermeabili o capping con cemento o asfalto che consentono di sigillare il terreno contaminato. La Collina dei Ciliegi a Milano Bicocca è un parco realizzato su un’area messa in sicurezza con questa modalità di isolamento del suolo contaminato e successivamente ricoperta di terreno pulito.

Restituire lo spazio alle persone e alla natura
Dimenticare è fuori discussione: chi dimentica il passato è destinato a ripeterlo, ed è verosimile che, se smantellati, i grossi capannoni ed edifici industriali saranno rapidamente sostituiti da edifici ugualmente ingombranti.
Queste aree marginali, immerse nel degrado, non necessitano di altri ecomostri ma di spazi di uso collettivo, luoghi di incontro e di svago dove si possa entrare in contatto con la natura.


La nuova frontiera dell’architettura del paesaggio prevede l’incontro tra questi luoghi così profondamente segnati dall’antropizzazione, e la natura, in un nuovo approccio che si redime degli errori del passato con l’attuazione di interventi a basso impatto.
Una modalità già nota nel mondo ma ancora nuova in Italia, con alcuni esempi isolati ma di grande suggestione come il Parco Dora di Torino, sorto dove sorgevano stabilimenti Fiat e Michelin, l’Ex-Gasometro del Vomero col Parco Minopoli.
Si auspica che questa pratica di rivalutazione a discapito della cancellazione diventi sempre più frequente nei prossimi decenni, e che contribuisca a restituire ai cittadini degli spazi altrimenti non fruibili.


Fonti
https://www.progetti.iisleviponti.it/Luoghi_non_luoghi/html/ingegneri.html
https://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/recupero-delle-aree-industriali-dismesse
https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/2020/01/LA-DEINDUSTRIALIZZAZIONE-IN-ITALIA.pdf
https://areeurbane.isprambiente.it/files/aree_industriali_dismesse_i_rau.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_Dora
Immagini
https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/49254
https://beniabbandonati.cultura.gov.it/beni/ex-tabacchificio-farinia
